lunedì, Dicembre 5, 2022
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Legge di bilancio: dal 2024 abolito il reddito di cittadinanza per gli “occupabili”

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di bilancio per il 2023, che contiene tutte le misure aggiuntive che il governo vuole introdurre nel prossimo anno.

Il disegno di bilancio per il 2023 dovrà ora essere presentato in Parlamento e approvato, anche con modifiche, dalla Camera e dal Senato entro il prossimo 31 dicembre. Se la legge di bilancio non dovesse essere approvata entro la fine dell’anno, il rischio è che si entri nel cosiddetto esercizio provvisorio.

La legge di bilancio è, in sintesi, il bilancio dello stato e stabilisce quali misure economiche saranno introdotte nell’anno successivo, ovvero in che modo saranno spesi i soldi pubblici. La legge di bilancio per il 2023 prevede spese aggiuntive per circa 35 miliardi di euro, ma ciò non vuol dire che la spesa complessiva dello stato sarà questa: la spesa pubblica per il 2022 era stimata, ad esempio, ad oltre 900 miliardi.

Dei 35 miliardi di euro di spese previsti dal disegno di legge di bilancio, oltre 20 miliardi di euro saranno finanziati con maggiore debito pubblico. Queste cifre erano già state anticipate con la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, la Nadef, rivista e integrata dal governo Meloni all’inizio di novembre.

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito «coraggiosa» la manovra finanziaria durante la conferenza stampa nella quale ha elencato nel dettaglio le spese previste.

Probabilmente la novità più rilevante riguarda il reddito di cittadinanza. La legge di bilancio prevede, infatti, la fine dell’erogazione del sussidio ad agosto del 2023 per chi può lavorare, i cosiddetti “occupabili“. Ci saranno quindi otto mesi per inserire i lavoratori considerati idonei nel mondo del lavoro, che dovranno frequentare appositi corsi di formazione obbligatori.

Nel 2023 le persone occupabili, attualmente percettrici del reddito di cittadinanza, riceveranno dunque il sussidio per 8 mesi, anziché 12, mentre per chi non può lavorare di fatto non cambierà niente.

Non è chiara la definizione di “occupabili”, ma teoricamente dovrebbero essere i percettori del sussidio tra i 18 e i 59 anni che possono lavorare e non hanno a carico minori, disabili o anziani. Secondo l’ultima rilevazione dell’INPS, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, i percettori del reddito di cittadinanza che possono lavorare sono circa 830 mila, dei quali 173 mila percepiscono anche un reddito di lavoro. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, tuttavia, per la gran parte di queste 173 mila persone il reddito di cittadinanza serve a integrare i loro incassi.

Secondo una nota pubblicata lo scorso ottobre dall’Anpal, l’Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro, dove sono contenuti i dati sui beneficiari del reddito di cittadinanza indirizzati ai servizi per il lavoro aggiornati al 30 giugno 2022, i percettori del reddito di cittadinanza tenuti a sottoscrivere il cosiddetto “Patto per il lavoro”, e dunque “occupabili”, erano poco più di 660 mila.

Inoltre, come sottolineato dal presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, «il 70,8 per cento degli “occupabili” del reddito di cittadinanza ha come titolo di studio al massimo la terza media» e il 73% di loro non ha esperienze lavorative negli ultimi tre anni: si tratta dunque, per la maggior parte, di persone il cui reinserimento nel mercato del lavoro può risultare estremamente difficile.

Non è chiaro, quindi, quante persone saranno coinvolte dall’abolizione del reddito, ma secondo alcune stime dovrebbero essere circa 500 mila percettori.

In generale, si tratta di una legge bilancio con poche misure veramente identitarie della nuova maggioranza, poiché la maggior parte delle risorse sarà utilizzata per rifinanziare tutte quelle misure contro i rincari dell’energia. Queste ultime valgono circa 21 miliardi e la maggior parte sono semplici rifinanziamenti di ciò che era stato introdotto già dal governo guidato da Mario Draghi. Resteranno in vigore il taglio delle accise sui carburanti, che però si ridurrà a 18,3 centesimi al litro dai 30,5 attuali, il bonus sociale sulle bollette per le famiglie con redditi bassi (rivolto a famiglie con redditi ISEE fino a 15 mila euro, dai 12 mila attuali) e i crediti di imposta per le imprese. Questi ultimi saranno potenziati: si potrà portare a credito di imposta il 35 per cento delle spese per l’energia sostenute dalle piccole attività commerciali (dal 30 per cento) e il 45 per le imprese più grandi (dal 40 per cento). I provvedimenti saranno finanziati per i primi tre mesi del 2023.

Sarà poi aumentata la soglia per poter accedere alla cosiddetta flat tax al 15 per cento per i lavoratori autonomi, da 65 mila euro di reddito annuo a 85 mila. È stata inserita anche la flat tax incrementale, voluta da Fratelli d’Italia: si applicherà agli aumenti di reddito degli autonomi che dichiarano fino a 40 mila euro di reddito.

È stato confermato, inoltre, il taglio delle tasse sul lavoro, il cosiddetto cuneo fiscale, di 2 punti percentuali per i redditi fino a 35mila euro. Lo sconto era stato introdotto già da agosto dal governo Draghi. Il taglio sarà incrementato di un altro punto, per un totale di 3 punti, per chi ha un reddito inferiore a 20mila euro.

Per quanto riguarda la riforma delle pensioni, verrà introdotta una riforma temporanea per evitare il ritorno alla Legge Fornero. Dall’inizio del prossimo anno sarà possibile andare in pensione anticipata con almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi previdenziali versati, un provvedimento ribattezzato “quota 103” (dalla somma dei due numeri). I partiti della coalizione hanno anche trovato un accordo per aumentare fino a 570 euro l’importo delle pensioni minime.

È stato trovato, infine, un accordo per far scendere al 5 per cento l’IVA su sui prodotti di prima necessità per l’infanzia (come pannolini, biberon, omogeneizzati, attualmente al 22 per cento) e sugli assorbenti (attualmente al 10 per cento).

 

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