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Cultura

Leggende della Campania: tra diavoli e fate, le leggende del lago d’Averno

Il lago d’Averno è un luogo magico, abitato da spiriti, creature spaventose ed anche fate poco benevole. Questa settimana #BussoLaLeggenda vi parla di tutti i miti legati a questo lago dei Campi Flegrei.

Camminando sulle sponde del lago d’Averno pare di non udire alcun rumore; le cicale ed i propri passi sono l’unica eccezione. La superficie dell’acqua è quasi immobile, s’increspa appena quando c’è un alito di vento, e le luci lontane vi si specchiano duplicando la propria immagine quasi alla perfezione.

Nell’aria si percepisce un’atmosfera strana e, nelle ombre della notte, si fa strada una certa sensazione di mistero ed anche una lieve paura. Non c’è una luce ad illuminare il cammino se non quella delle stelle e della luna.

Vicino al lago c’è un bosco, ma non solo quello: c’è anche un tempio, quello d’Apollo, e l’antro della Sibilla Cumana. Ci sono molte ombre e sembra che ad ogni curva del sentiero possano manifestarsi spettri, mostri o fantasmi. Stando alle leggende ed alla storia di questo luogo, in effetti, è proprio così: il lago d’Averno è la bocca dell’inferno e la casa di esseri sovrannaturali. Sulle sue acque sorgono castelli di fumo creati dalle fate e si sono scontrati dei e titani.

Il regno dei morti

Secondo la religione greca e romana, il lago d’Averno sarebbe uno degli ingressi dell’Ade, il regno dei morti. Sia il regno dei morti che il suo omonimo dio sono infatti chiamati anche con il nome del lago: Averno.

Una delle ragioni che ha probabilmente portato ad identificare il lago come uno degli ingressi del regno dei morti è probabilmente dovuta anche ad un fenomeno fisico. Il nome “Averno” deriva infatti da “aornòs, senza uccelli. Sul lago e nelle sue vicinanze in passato, infatti, non nidificavano uccelli, e quelli tanto sprovveduti da decidere di recarvisi morivano immancabilmente.

Oggi sappiamo spiegare questo fenomeno: il lago d’Averno è infatti sito in uno dei crateri dei Campi Flegrei. Gli uccelli morivano per via delle esalazioni solforose che provenivano dal lago.

Il ramo d’Oro

Nella mitologia greca sono molti gli eroi che decidono di discendere nell’Ade. Uno di questi è Enea.

Enea affronta una discesa negli inferi, e dunque nel lago d’Averno, per incontrare il padre Anchise. Per farlo, chiede aiuto alla Sibilla, sacerdotessa d’Apollo e custode dell’Ade; questa gli dice che, per riuscire a superare questo viaggio indenne deve recuperare un ramo d’Oro.

Con l’aiuto di Venere e di alcune colombe inviate dalla dea, Enea recupera sulle sponde del lago il ramo d’Oro, che ha la forma a due punte, e torna dalla Sibilla.

Gli studiosi pensano che il ramo possa essere identificato nel vischio, che assume una colorazione dorata quando viene reciso. Il vischio sarebbe inoltre ricollegato alla magia orfico-pitagorica, e la forma a due punte di questo specifico rame richiamerebbe l’aspetto a forcella della Y pitagorica – nonché dell’omonimo quartiere di Napoli sul cui stemma su staglia la Y pitagorica.

La Y pitagorica rappresenterebbe un bivio morale: da una parte condurrebbe alla virtù e dunque ai Campi Elisi, l’altra condurrebbe al vizio ed al Tartaro. Successivamente, il ramo d’oro del lago d’Averno e la Y pitagorica sono stati assimilati al mito cristiano dell’albero della conoscenza del bene e del male.

Ad ogni modo, infine Enea s’inoltra nelle profondità del lago e giunge nell’Ade, dove riesce ad incontrare il padre Anchise.

La bocca dell’Inferno

Il lago tuttavia non è stato identificato solo dai greci e dai romani come bocca dell’inferno: pare infatti che la celeberrima “selva oscura” in cui si ritrova il sommo poeta Dante nella sua opera più famosa, “La divina commedia“, sia il bosco che circonda il lago.

Il lago d’Averno sarebbe dunque la bocca dell’inferno: cerca di dimostrarlo con una serie di studi e calcoli complicati anche Galileo Galilei, a quanto pare con successo.

Scontro tra Titani

Le acque del lago d’Averno sarebbero state teatro di uno degli scontri più epici dell’intera mitologia greco-romana: è qui infatti che si sarebbero scontrati nell’ultima lotta Zeus ed i Titani.

Quando Zeus li sconfisse, i Titani precipitano nel Tartaro e creano così uno degli ingressi dell’Ade. La guerra cessa dopo duecentocinquanta anni di lotte sulle sponde del lago d’Averno.

Il miraggio della Fata Morgana

I miti che riguardano il lago nacquero e si svilupparono anche in epoche più tarde. Per esempio, negli anni dell’ottocento si diffuse la leggenda secondo cui la Fata Morgana avesse scelto il lago come propria dimora.

La fata Morgana, figura mitologica legata al ciclo arturiano, è una creatura magica. Secondo alcuni è una maga, secondo altri una fata: in ogni caso è una creatura sovrannaturale o che almeno si dedica alle arti magiche.

In Sicilia si dice che la fata viva in dei castelli fluttuanti sulle acque e che invochi l’immagine di questi castelli, irraggiungibili dagli uomini, per spingerli a lanciarsi in acqua nello stretto di Messina e farli annegare nel vano tentativo di raggiungerli.

Nel 1833 il Marchese Giuseppe Ruffo raccontò d’aver visto svanire davanti ai propri occhi il lago d’Averno. Il nobile stava svolgendo una battuta di caccia nei boschi che circondavano il lago quando, avvicinandosi all’acqua, la vide sparire, sostituita da una distesa di “verdi prati“. Ricordando il mito siciliano, pensò che si trattasse del sortilegio della fata Morgana e si allontanò così dal luogo dove ci sarebbe dovuto essere il lago.

Da allora si diffuse la voce che la fata vivesse nel lago d’Averno.

Oggi abbiamo svelato il mistero della fata Morgana: si tratta di un miraggio, di un’illusione ottica che distorce gli oggetti al punto da renderli irriconoscibili.  Il fenomeno si verifica quando dell’aria calda incontra dell’aria fredda e la differenza degli indici di rifrazione termica dei due strati d’aria risulta tale da generare un condotto atmosferico che funge da lente di rifrazione. La lente che si viene così a creare distorce e deforma gli oggetti in maniera drastica, tanto da rendere possibile la visione di castelli dove non ce ne sono e di un “verde prato” al posto di un lago.

Il Miraggio della fata Morgana ha portato allo svilupparsi di altre leggende anche più macabre e spaventose come, per esempio, quella dell’Olandese Volante.

Un luogo Magico

Anche se in modi diversi, il lago d’Averno è stato considerato in ogni epoca come un luogo carico di magia e di mistero. Anche se abbiamo parzialmente svelato i suoi segreti ed alcune magie si sono rivelati dei trucchi di luce, questo non toglie poesia al luogo: per verificarlo, non vi resta che visitarlo, magari al calar della sera. E chissà che qualche leggenda o favola non si riveli ai vostri occhi vera.

Immagine in evidenza di Simona Lazzaro

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