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«Mai più come prima. Lockdown per gli inquinatori»: la mobilitazione del 6 giugno a Napoli

La mobilitazione «Mai più come prima. Lockdown per gli inquinatori» per ripartire dalla tutela dell’ambiente e della salute. Appuntamento sabato 6 giugno alle 17 davanti alla sede della Regione Campania.

«Mai più come prima. Lockdown per gli inquinatori»: sabato 6 giugno alle ore 17 gli attivisti della rete “Stop Biocidio” scenderanno in piazza per far sentire la propria voce e per chiedere più attenzione alla sicurezza ambientale e alla tutela della salute.

È prioritario, infatti, che vengano adottate misure severe nei confronti di chi inquina, che vengano effettuati maggiori controlli sugli sversamenti illeciti, che si adoperino misure di messa in sicurezza ambientale e di bonifica dei territori. L’appuntamento è a Napoli, in via Santa Lucia 81, proprio davanti alla sede della Regione Campania. La mobilitazione di sabato 6 giugno rispetterà le norme di sicurezza dovute al Covid-19.

Quasi 100 le organizzazioni e le associazioni che aderiscono e supportano l’iniziativa di “Stop Biocidio”, tra le quali anche Fridays for Future, Let’s do it, Legambiente Campania, WWF, Greenpeace Italia, Retake Napoli, Giù le mani dal Sarno.

«Da 30 anni ormai in questa regione viviamo a contatto con questi veleni che sono la causa di un’epidemia ancora più spietata di quella legata al covid19: il biocidio», recita l’appello degli organizzatori sulla pagina dell’evento.

«Mai più come prima. Lockdown per gli inquinatori»

Per questi motivi, ora è il momento di cambiare rotta, di «dire basta», come sottolineano gli attivisti. Attraverso la mobilitazione di sabato 6 giugno si vuole chiedere che:

«- i droni, gli elicotteri e le forze dell’ordine impiegate per controllare gli spostamenti delle persone durante la quarantena e nella fase 2 siano utilizzati per il controllo degli sversamenti di rifiuti;
– i fondi per la ripartenza siano destinati unicamente alle aziende che rispettano l’ambiente e che vengano utilizzati nei settori delle bonifiche, della messa in sicurezza ambientale, dell’economia circolare e della sanità pubblica;
– si preveda una misura di lockdown per gli inquinatori».

Gli attivisti chiedono a tutti i partecipanti di portare una foto o un cartello che mostri lo stato di inquinamento ambientale del proprio territorio.

Ciò che si richiede è che le istituzioni regionali forniscano risposte immediate ed esaustive, e supporto per combattere il biocidio in Campania con lo stesso rigore e la stessa forza applicati per fronteggiare la pandemia. Gli attivisti vorrebbero che il governatore ascoltasse «chi questa terra l’ha sempre difesa e curata, sapendo bene come e da dove farla ripartire».

Più consapevolezza con il lockdown

Il grave problema dell’inquinamento in Campania non è di certo una novità. Purtroppo, sono innumerevoli gli esempi di degrado e di contaminazione ambientale nella nostra regione. Il più emblematico dramma è, evidentemente, quello della Terra dei Fuochi, ma certamente non è l’unico. Come riportato sulla pagina della mobilitazione, tra il 2012 e il 2018 sono stati ben 12747 i roghi tossici in Campania, una regione che è la prima in Italia per mortalità a causa di tumore, di cui si registrano circa 5.000 casi all’anno. E sarebbero oltre quattromila i siti da bonificare.

Eppure, sembra che durante l’emergenza sanitaria sia emersa più forte la consapevolezza dello stato delle cose. Più volte è stato evidenziato il legame tra la diffusione della pandemia, lo sfruttamento ambientale e i cambiamenti climatici. Non solo. Con la chiusura delle industrie e delle aziende a causa del lockdown è emerso più che mai come il virus per l’ambiente sia, in realtà, l’uomo. Prove inequivocabili sono arrivate dalla drastica riduzione – o piuttosto azzeramento – dell’inquinamento delle acque dei mari, dei fiumi, dei canali italiani in concomitanza con la chiusura delle attività. Esempi eclatanti campani sono stati il Sarno e l’Agnena, la cui limpidezza delle acque però non ha resistito alla riapertura delle industrie e alla ripresa degli sversamenti abusivi.

Così, in poco tempo si è tornati punto e a capo, con le acque del Sarno e dell’Agnena in condizioni davvero preoccupanti. Nella Terra dei Fuochi sono tornati i roghi tossici. Gli sversamenti sono ripresi. Dunque, come scrivono gli attivisti nel loro appello per la mobilitazione del 6 giugno, è chiaro che «esistono nuove priorità da portare avanti con forza: la promozione dell’economia circolare, la cooperazione sociale, il controllo dei territori, la lotta alle ecomafie e l’obiettivo di immaginare un’economia che tuteli la salute e l’ambiente».

Maggiori informazioni sulla mobilitazione «Mai più come prima. Lockdown per gli inquinatori»  sono disponibili sulla pagina Facebook dell’evento.

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Tags : inquinamentonapoliStopbiocidio
Anna Gallo

The author Anna Gallo

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