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Food&Drink

Sapori Leggendari: le graffe e le zeppole di San Giuseppe

Questa settimana vale doppio: vi racconteremo infatti di due leggende e due delizie che sono strettamente legate l’una all’altra.

Le graffe fritte, infatti, hanno una storia molto interessante, storia che ha condotto alla creazione di un dolce campano molto noto ed altrettanto amato, le zeppole di San Giuseppe, della cui invenzione miracolosa parla a sua volta un’altra leggenda che non potevamo evitare di raccontarvi.

Una pasticcera viennese ed un uncino

La storia che accompagna la creazione delle graffe napoletane è avvolta nell’incertezza e nel mistero, anche se priva di quegli elementi sovrannaturali che invece troviamo spesso sulle tavole napoletane.

La leggenda più celebre riguardo l’invenzione della ricetta ha come protagonista una donna, una pasticcera viennese, Cecilia Krapf. La donna, in visita a Napoli, mentre preparava un altro dolce avrebbe lasciato cadere per errore dell’impasto che stava lavorando nell’olio bollente.

Estratto l’impasto ormai cotto ed ancora sfrigolante, colta da una certa ispirazione l’avrebbe cosparso di zucchero e, scoperto quanto fosse buono il suo gusto, decise di chiamare col suo nome quel dolce imprevisto – Krapfen, diventato poi, sulle bocche dei napoletani, graffa.

Non è chiaro se questa leggenda sia autentica: pare infatti che il termine longobardo Krapfo, che a sua volta deriva dal gotico Krappa, significhi uncino, forma data inizialmente a questo dolce. Le due estremità dell’uncino si sarebbero poi incrociate nelle successive lavorazioni, fino a far assumere alla graffa la forma a ciambella che noi tutti conosciamo.

L’unica cosa certa sull’origine delle graffe sembra sia la provenienza o la contaminazione da parte della cultura astro-ungarica.

Le Zeppole di San Giuseppe

Quale che sia l’effettiva realtà sulla creazione della graffa semplice, certo è invece che, sulla base di quella ricetta, il popolo napoletano elaborò un dolce più conforme ai sapori della tradizione campana: stiamo parlando della celeberrima zeppola di San Giuseppe.

Aggiunte le patate all’impasto e ricoperte da crema pasticcera ed amarene sciroppate, le zeppole hanno conquistato con facilità il cuore dei napoletani e dei campani. Alcuni credono che abbiano un’origine addirittura divina: di bocca in bocca si tramanda infatti una leggenda secondo cui alla creazione della ricetta avrebbe partecipato persino il bambin Gesù.

Un sapore miracoloso

La leggenda racconta che un uomo, un mendicante malconcio e zoppicante, avesse bussato alla porta di San Giuseppe chiedendo di bere e mangiare. San Giuseppe fece entrare il pover’uomo e lo dissetò, ma poi disse con costernazione di non aver nulla da offrirgli, nemmeno un tozzo di pane.

Il mendicante ringraziò Giuseppe per aver condiviso con lui quanto aveva, uscì dall’uscio dell’umile casa e carezzò Gesù bambino che stava giocando con dei trucioli di legno e andò via.

Giuseppe si avvicinò al figlio e fece per prenderlo tra le braccia, quando si rese conto che quelli con cui il bambino stava giocando non erano più semplici trucioli di legno: si erano trasformati in paste e ciambelle, coperte di zucchero e creme.

Il falegname corse nella direzione dove aveva visto il mendicante andar via, con l’intenzione di farlo tornare in casa per offrirgli i dolci miracolosamente apparsi tra le mani del piccolo Gesù, ma non lo trovò mai.

Nacquero così, direttamente dalle mani del bambin Gesù Cristo, quelle che passarono alla storia come Zeppole di San Giuseppe.

Festività

Che le loro origini siano divine oppure mortali, napoletane, austriache o longobarde, l’unica cosa certa è che questi due dolci hanno conquistato un posto speciale nel cuore dei napoletani che, ancora oggi, le consumano rispettivamente a Carnevale e nel giorno di San Giuseppe.

E voi? mantenete viva la tradizione?

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Tags : bussolatavolaGraffezeppoladisangiuseppe

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