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Cultura

BussoLaLingua // A cosa ci si riferisce a Napoli quando si dice “A’ Musica Giappunese”?

musica giappunese

Cos’è ” ‘a musica giappunese”?

Talvolta anche ai napoletani più veraci capita di sentire alcune espressioni che, a un primo ascolto, sembrano davvero oscure, quasi assurde.

E’ certamente questo il caso della bizzarra espressione “è ‘a musica giappunese!” che talvolta si sente tra le strade della città partenopea, soprattutto durante la Festa di Piedigrotta. 

Ma a cosa fa riferimento, nello specifico, questo strano modo di dire? #BussoLaLingua, questa settimana, ve lo racconta.

La Festa di Piedigrotta

Con le parole ” ‘a musica giappunese” si fa riferimento a melodie strane o bizzarre, spesso provenienti da strumenti atipici e popolari ed è usato spesso come sinonimo delle musiche che si possono sentire durante la Festa di Piedigrotta.

Il dio Priapo e la galleria creata da Virgilio

Questa festa ha origini decisamente antiche: inizialmente, fuori le mura della città di Napoli si svolgevano dei rituali e festeggiamenti in onore del dio Priapo, il dio della fertilità.

Questi festeggiamenti – che si svolgevano nella notte del 7 Settembre – erano leggendari, pieni di musica e danze, tanto che anche Petronio Arbitro ne parla nel suo celebre Satyricon. Queste feste pagane erano celebrate presso la Crypta Neapolitana, una galleria di epoca romana scavata nella collina di Posillipo che, secondo la leggenda, il mago Virgilio creò in una sola notte.  

Il Santuario della Madonna di Piedigrotta

Questi folli festeggiamenti vennero successivamente inglobati in festività cristiane: impossibili da sopprimere, invece di festeggiare Priapo le feste vennero dedicate alla Madonna di Piedigrotta, il cui santuario venne costruito sull’antico altare dedicato al dio pagano.

La leggenda narra che la Maria, durante la notte dell’8 Settembre del 1353, apparve in sogno a tre persone diverse. A tutti e tre la Madonna mostrò un luogo e disse la stessa cosa, e cioè che se avessero scavato nel punto da lei indicato avrebbero ritrovato una sua immagine, immagine che avrebbero dovuto custodire in una chiesa che sarebbe dovuta sorgere ai piedi della grotta.  

La Festa di Piedigrotta

Da allora si festeggia la Festa di Piedigrotta ogni 8 Settembre, una festa sacra dedicata alla fertilità (proprio come lo erano le feste dedicate al dio Priapo) che si arricchì sempre più fino ad assumere, 1835, la forma tradizionale,  quella più nota, piena di fuochi d’artificio, danze forsennate e musica bizzarra, prodotta da strumenti decisamente improbabili.

Ad oggi la Festa di Piedigrotta non è più così sfrenata: dopo un lungo periodo di declino, iniziato negli anni ’70, è solo dal 2007 che si sta tentando di riportare in auge questa tradizione attraverso l’organizzazione di eventi musicali in piazza, comunque molto diversi da quelli del passato.

Gli strumenti improbabili

Come abbiamo accennato, durante la festa di Piedigrotta venivano utilizzati strumenti insoliti che, più che musica, producevano un gran chiasso.

Tra gli strumentini suonati in quell’occasione ricordiamo lo “Scetavajasse”, il “Triccheballacche”, il “Putipù” e la “Trummettella”.

Lo Scetavajasse

Nel nome dello Scetavajasse troviamo le sue origini: letteralmente, infatti, questa strana parola vuol dire “Sveglia Serve“. Questo piccolo e strano strumento popolare, che consisteva in due bastoni di legno di cui uno dentellato e decorato con dei piccoli cerchi di latta, veniva usato per svegliare le vajasse (le serve).

La parola “vajassa”, però, non indica solo una serva, ma, nello specifico, una serva di facili costumi, rissosa e dedita persino a rituali orgiastici (e ancora una volta abbiamo un richiamo alla fertilità pagana). Lo scetavajasse, che produce il suo suono sfregando i due bastoni l’uno contro l’altro, sarebbe in origine servito per richiamare all’ordine queste serve promiscue e volgari.

Bonus Track: cosa significa “Dare uno Scetavajasse”?

Talvolta si sente usare l’espressione “Dare uno Scetavajasse“: ma che vuol dire?

Significa semplicemente dare uno schiaffo violento, forte e doloroso, che sarebbe capace di “svegliare” persino le disinibite Vajasse.

Il Triccheballacche

Si tratta di tre martelletti di legno intelaiati tra loro. Il musicista, muovendo i martelletti, colpisce con quelli laterali il martelletto centrale, provocando un suono.

Alcuni Triccheballacche hanno anche dei campanellini e dei sonagli, che incrementano il rumore prodotto dallo strumentino.

Il Putipù

Il Putipù è costituito da un tamburo in pelle d’Asino con un piccolo foro centrale, attraverso il quale si fa scorrere un bastoncino di legno che produce così il rumore.

Il Putipù ha davvero tantissimi nomi, e tra i tanti ricordiamo: Spernacchiatore, Puti-Puti, Caccavela, Pignato, Zighedebù, Buco-Buco e Pan-Bomba.

La Trummettella

La Trummettella è un cono di latta colorato che produce, soffiandovi dentro, un prolungato e stridulo suono. In molti hanno notato, nel 2006, una certa somiglianza con le Vuvuzelas sudafricane, che salirono alla ribalta durante i mondiali di calcio di quell’anno.

A’ Musica Giappunese

Dunque è a questi strani strumenti e a questi festeggiamenti sfrenati che si fa riferimento quando a Napoli si parla della “musica giappunese“.

E adesso che sapete che questa espressione non ha assolutamente niente a che fare con il Sol Levante, potrete usarla nel giusto contesto e senza timore.

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Tags : madonnamusicapiedigrottapriapovirgilio

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