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Sapori Leggendari del Natale: gli antichi Susamielli

Insieme alle paste reali, ai roccocò ed ai mustacciuoli nel vassoio dei dolci natalizi napoletani troviamo anche i Susamielli. Questi iconici biscottini a forma di lettera “S” hanno una storia antica ed un ingrediente un po’ esotico che, nel corso dei secoli, è andato perduto: questa domenica vi sveleremo tutti i suoi misteri.

Sesamo e miele

La storia dei Susamielli inizia nell’antica Grecia. Qui infatti venivano preparati dei dolci molto simili per la dea Demetra.

Questi dolci erano ricoperti, a differenza di quelli che possiamo gustare ancora oggi, di sesamo e di miele: e proprio per la presenza dei semi di sesamo venivano chiamati “Sesamon”. Il nome attuale sarebbe infatti una storpiatura vernacolare di “Sesamello”.

E’ incredibile che, tra tutti, l’ingrediente che nella ricetta attualmente usata risulta assente sia proprio quello che ha dato nome a questi biscotti; ma sappiamo che la realtà talvolta supera l’immaginazione. Il sesamo avrebbe avuto anche un significato propiziatorio: questo seme era infatti simbolo della Sapienza.

I Susamielli tra condannati e modi di dire

I Susamielli, tuttavia, non sono soltanto dei dolci: strano a dirsi ma così si chiamavano anche dei pesanti ceppi di legno (a forma di “S” come i nostri amati dolcetti) a cui venivano legati coloro che erano condannati ai lavori forzati.

Ma le analogie negative con questo biscotto non si concludono qui; è infatti noto, in territorio campano, il modo di dire: “Tu si nu Susamiello!“, riferito a qualcuno particolarmente fastidioso e pesante. Questo paragone è di più immediata comprensione: infatti l’impasto a base di mandorle e canditi dei Susamielli, per quanto buono, non è particolarmente leggero o facilmente digeribile.

Un biscotto di… classe

Nell’avanzato 1700, quando era ormai costume a Napoli ed in Campania consumare i Sesamelli, pare che vi fossero quattro tipi di biscottini con questo nome.

  • I più poveri e meno costosi erano detti “Susamielli dello Zampognaro”. Questi biscottini erano preparati con gli scarti della frutta, come le bucce degli agrumi, e con della farina grezza. Durante il periodo che precedeva il Natale si era soliti regalarli al personale di servizio, ai contadini ed agli Zampognari che si presentavano suonando alle porte – ed è ovviamente da quest’usanza che deriva il suo nome.
  • La variante più ricca dei Susamielli era chiamata con il nome di “Susamielli Nobili“. Questi erano preparati con la pasta di mandorle, ricoperti di glassa e arance candite. L’usanza voleva che solo i membri delle famiglie di sangue blu potessero mangiarli, ed erano certamente gli unici, all’epoca, a poterseli permettere.
  • Dedicati esclusivamente al clero erano invece i “Susamielli del Buon Cammino”, la cui particolarità era quella di essere farciti con della confettura di amarene.
  • Infine, l’ultima versione dei Susamielli erano le “Sapienze”. Il nome di questi dolci (che richiama forse involontariamente la simbologia del sesamo) deriva dal fatto che fossero una specialità del Convento di Santa Maria della Sapienza a Sorrento, dove venivano prodotti ogni anno in gran quantità. I biscotti in questo caso non solo avevano mandorle nel loro impasto, ma anche sul loro dorso, dove ne venivano lasciate intere, come decorazione, ben tre.

Sapore di Natale

Oggi i Susamielli continuano ad essere gustati nella notte di Natale, alla fine del cenone, e durante tutto il periodo in cui ci si prepara a questa festività tanto amata.

E voi, amate il loro sapore antico? Quante delle tante ricette di Susamielli avete provato? 

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Simona Lazzaro

The author Simona Lazzaro

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