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Cultura

Leggende della Campania: il Drago di Napoli

Mostri, fantasmi, streghe e maghi: tra le strade di Napoli qualsiasi creatura o storia leggendaria trova casa. Dietro ogni angolo c’è un mistero, un assassinio ed una vendetta, ogni porta e finestra sono testimoni d’una magia: la terra su cui sorge la città è intrisa di sangue, di maledizioni ed incanti.

Un luogo come questo, stregato e maledetto, a due passi dalla bocca dell’inferno, non poteva non ospitare una delle creature che più strettamente son collegate col Maligno e con i demoni, con il fuoco e la dannazione – in pochi lo sanno ma, fino ai primi anni del 1700, le leggende narrano che appena fuori Porta Capuana vivesse un drago. 

Un prode cavaliere sfidò l’orrida creatura, ma fu una donna a sconfiggerlo. Questa settimana vi narriamo della loro storia: questa è la leggenda del drago e serpe di Napoli, di Gismondo e della sua salvatrice.

Un drago di palude

Il drago viveva nei pressi di quello che all’epoca era l’ingresso della città, ovvero Porta Capuana. Lì c’era infatti una palude, dove la bestia amava riposarsi, nascondersi nella nebbia per attaccare più facilmente i viandanti.

La creatura era ben nota alla popolazione di Napoli, che per questo evitava di passare per la Porta e la palude. Il drago era infatti assai pericoloso: non solo l’essere mordeva, graffiava e sputava fiamme, ma bastava un suo solo sguardo per essere pietrificati, proprio come se si trattasse d’una gorgone.

Nessuno osava attraversare la palude, e la storia del drago raggiunse anche coloro che non abitavano la città. Tutti temevano il drago e i suoi poteri e a lungo la strada che conduceva a Napoli e che passava da Porta Capuana non venne percorsa da anima viva.

Almeno, fin quando Gismondo non decise di farlo.

Un cavaliere coraggioso

Secondo la tradizione cattolica, fu a Napoli che San Pietro celebrò la prima messa e cominciò dunque a diffondere la parola di Cristo. Il nobile Gismondo era un buon cattolico, e desiderava ardentemente raggiungere la città di Napoli e pregare sulla prima pietra, sul primo altare che venne utilizzato dal Santo.

V’era tuttavia un problema: per raggiungere Partenope, il buon Gismondo avrebbe dovuto attraversare la nefasta palude dove viveva il terribile drago. Dopo averci a lungo riflettuto, l’uomo decise di attraversare il pericoloso cammino, incurante dei rischi. Si affidò così alla fede, pregando d’essere risparmiato.

Non incontrò il drago e giunse alla città incolume.

Vico della Serpe

Quella notte, Gismondo fece un sogno.

Nella visione gli apparve la Madonna, che gli spiegò d’aver ucciso lei stessa il drago per permettergli di giungere a Napoli sano e salvo. La fede dell’uomo l’aveva commossa ed il suo coraggio fortemente colpita e così aveva deciso di aiutarlo e salvarlo.

La Madonna però gli disse che, in cambio, avrebbe dovuto fare qualcosa per lei: lì dove il giorno seguente avrebbe trovato il cadavere della bestia Gismondo avrebbe dovuto edificare una chiesa. Solo così facendo, spiegò la Madonna nel sogno, il popolo napoletano sarebbe potuto essere liberato davvero dal male.

La mattina, appena sveglio, il nobile si mise alla ricerca del drago e presto ne trovò il cadavere. Obbedendo ai dettami di Maria, l’uomo edificò lì una chiesa, che prese il nome di “Chiesa di Santa Maria ad Agnone” – il nome Agnone deriverebbe dal latino anguis, e avrebbe dovuto indicare una “grossa serpe“.

La chiesa purtroppo non ebbe lunga né prospera vita: nel 1800 divenne un carcere femminile e poi, durante la seconda guerra mondiale, venne del tutto rasa al suolo dai bombardamenti.

Ad oggi, di questa storia leggendaria, di Gismondo e della lotta della Madonna col drago non resta che il nome di una strada “Vico della Serpe“, che si dice sorga dove un tempo sorgeva la chiesa.

Storia di un tempio e di una bonifica

Questa storia ci è stata tramandata da Fra Serafino Montorio, tramite il manoscritto “Zodiaco di Maria, ovvero le dodici province del Regno di Napoli“, del 1715.

Secondo Bartolomeo Capasso, studioso ottocentesco della Storia Napoletana, ci potrebbe essere una spiegazione più razionale a questa storia fantastica. Fu infatti lui stesso a ritrovare, vicino a vico della Serpe, una statua raffigurante un serpente. Capasso dedusse che questa potesse appartenere ad una statua raffigurante Esculapio, dio della medicina, il cui simbolo erano proprio due serpenti arrotolati intorno ad un bastone – ancora oggi simbolo delle farmacie. Il mito del drago-serpe affonderebbe dunque le sue radici nella mitologia greca e romana, più che nella cristianità, e la chiesa di cui la leggenda parla fu edificata probabilmente sopra un tempio dedicato ad Esculapio. La vittoria della Madonna sul drago-serpente avrebbe rappresentato la vittoria del cattolicesimo sui pagani.

Ma c’è un altro elemento nella leggenda che ci offre lo spunto per un’altra spiegazione: la presenza della palude. La storia di Gismondo potrebbe essere la versione un po’ fantastica, figurativa e romanzata della bonifica del terreno paludoso che circondava la città – che, all’epoca dei fatti, dovette apparire proprio come un miracolo.

Una terra di mostri e di draghi

Napoli è una città dal forte sapore esoterico, piena di storie, favole, incubi e leggende. Sebbene si viva in un’epoca lontana dai miti, l’aria misteriosa che avvolge la città talvolta spinge a credere che qualcosa, in queste storie, possa essere persino vero.

Castelli stregati, regine folli, demoni impazziti e terreni sconsacrati: a volte, nel cuore della notte, scrivendo di leggende, orrori e fiabe, l’idea d’un drago che terrorizza la città appare quasi plausibile.

Quale luogo, d’altro canto, potrebbe accogliere meglio un maestoso e terribile mostro come questo?

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Simona Lazzaro

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